
Nel panorama dello spettacolo italiano, fatto di luci, palcoscenici e continui cambi di ritmo, ci sono percorsi che non seguono una linea retta ma si trasformano, evolvono e trovano nuova forza proprio nelle pause.
È il caso di Cristina Sciabarrasi, artista completa che ha attraversato televisione, danza e recitazione costruendo una carriera ricca di esperienze e consapevolezza. Oggi si affaccia a quello che lei stessa definisce il suo “secondo tempo”: una fase di rinascita professionale e umana, in cui maturità e passione si intrecciano dando vita a nuove sfide.
In questa intervista, Sciabarrasi ripercorre i momenti chiave del suo percorso, riflette sulle dinamiche del mondo dello spettacolo e racconta i progetti che segnano questo nuovo capitolo della sua vita artistica.
Il nuovo inizio e il “secondo tempo”
– Come stai in questo momento, Cristina?
Sto bene. Mi trovo in una fase particolare, una sorta di limbo, ma con una prospettiva positiva. Sto ricominciando dopo una pausa dovuta a motivi personali, legati alla salute dei miei genitori. È un nuovo inizio, che definirei il mio “secondo tempo”: non sto muovendo i primi passi, ma i secondi, per riprendermi ciò che è mio e che avevo dovuto temporaneamente rallentare.
Gli esordi in TV: da “Bulli e Pupe” a “Non è la Rai”
– Hai un background televisivo importante. Ci racconti i tuoi primi passi e l’arrivo a Canale 5?
Ho avuto la fortuna di iniziare subito ad alti livelli. La mia prima trasmissione è stata Bulli e Pupe su Canale 5. Non ho dovuto affrontare la classica gavetta dei concorsi, che peraltro non mi interessavano. Tutto è merito della mia maestra di danza, Mary; quando seppe del provino per lo show estivo che faceva da ponte tra la prima e la seconda edizione di Non è la Rai, mandò tre delle sue allieve. Mi presero subito come solista per le gare di ballo, una gratificazione enorme per me.
Successivamente, Gianni Boncompagni scelse diciotto ragazze per inserirle nel cast della seconda edizione di Non è la Rai. È stata un’esperienza bellissima, vissuta con serenità e allegria. Per me è stata come una scuola o un college: eravamo tutte giovani e, non facendo parte del gruppo delle “sgomitanti”, mi sono goduta il percorso in modo molto armonioso.
La passione viscerale per la danza
– Perché hai scelto proprio la danza?
Non l’ho scelta, è qualcosa di innato, fa parte del mio DNA.
Non dico che la danza sia ciò che faccio, ma ciò che sono.
Già a tre anni, pur essendo solo una bambina, dissi a mia madre che avrei fatto la ballerina. Ero già molto sciolta fisicamente e provavo a fare la spaccata in casa. A otto anni iniziai ufficialmente gli studi. Per me non è mai stato uno sport o un hobby doposcuola, ma una disciplina di vita, un vero e proprio studio per il mio futuro. Ci tenevo molto più che alla scuola dell’obbligo.
La carriera tra corpi di ballo, fiction e teatro
– Com’è stato l’impatto con il mondo dello spettacolo professionale?
Sono stata fortunata a vivere la parte sana di questo ambiente. A Non è la Rai rimasi solo quattro mesi perché, alla prima audizione esterna per un corpo di ballo — la trasmissione si chiamava Luna di Miele — venni presa. Desideravo far parte di gruppi più ristretti e professionali. Da lì è stato un susseguirsi di impegni:
- Due edizioni di Furore
- Domenica In
- Beato tra le donne
- Macao
Dopo anni di corpi di ballo, però, ho iniziato a sentirmi quasi come un'”impiegata della danza”. Non lo dico per sminuire il lavoro d’ufficio — che ho svolto per tre anni all’Accademia del Lusso — ma perché sentivo il bisogno di esprimermi anche verbalmente e interpretare altre personalità. Così ho studiato recitazione e canto.
Grazie alla base della danza ho partecipato a diversi musical, tra cui uno con Jerry Calà, e a varie fiction. Le esperienze più significative sono state Vivere, in cui ho recitato per sei puntate, e il ruolo di protagonista di puntata nel Maresciallo Rocca (nell’episodio “La ragazza col cagnolino”). Lavorare con Gigi Proietti e il regista Giorgio Capitani è stata una vera scuola sul campo.
Luci e ombre del mondo dello spettacolo
– Quali sono, con l’esperienza di oggi, i pregi e i difetti di questo mestiere?
È un lavoro che non dà stabilità, è molto altalenante. Ci sono periodi intensi in cui devi scegliere tra più proposte e momenti di vuoto inspiegabile. Molte ragazze vanno in crisi quando non vengono prese ai provini; io ho sempre cercato di supportarle spiegando che spesso le scelte dipendono da fattori esterni e non dal talento: magari cercano quattro bionde e quattro more, e i posti sono già parzialmente assegnati. Per stare sereni in questo mondo non bisogna porsi troppe domande, altrimenti si rischia la depressione. Personalmente, ho sempre vissuto bene questo ambiente, chiedendomi spesso dove fosse quel “brutto mondo” di cui tutti parlavano.
I progetti attuali: teatro, radio e TV
– A quali progetti stai lavorando attualmente?
Oggi mi sento sia ballerina che attrice, anche se sto spingendo di più sulla recitazione, poiché la danza ha fisiologicamente i suoi tempi legati all’età. Recentemente sono stata a teatro con lo spettacolo Clonazione da Tiffany, che tratta il tema di una donna clonata. Inoltre, sto sperimentando il mondo della radio, che trovo estremamente affascinante.
Ci sono diversi progetti in fase di definizione per il teatro, la radio e la TV, ma non posso ancora fare spoiler. Due settimane fa sono stata ospite di Eleonora Daniele a Storie Italiane per parlare di estetica.
Il concetto di bellezza ed estetica
– Cos’è per te la bellezza?
Bisogna distinguere tra bellezza interiore ed esteriore. Io do priorità alla prima. Per quanto riguarda la chirurgia o la medicina estetica, credo non si debba esagerare. Sono favorevole solo se serve a correggere un difetto che crea un reale disagio psicologico.
Non approvo l’omologazione: labbra eccessive o nasi tutti uguali per non accettare il tempo che passa. Io ho la fortuna di avere una buona genetica, ma credo che ricorrere continuamente a piccoli interventi possa diventare una dipendenza pericolosa, mettendo a rischio la salute per scopi futili.
Uno sguardo al futuro
– Qual è l’augurio per il tuo “secondo tempo”?
Mi auguro di fare molto di più rispetto al primo tempo, puntando a livelli qualitativi e professionali ancora più alti.
– Noi te lo auguriamo Cristina, grazie.
Grazie a te!
Di Francesco Boemio